Le 100 migliori aziende nelle quali lavorare

gennaio 24, 2011

Proprio in questi giorni di grande dibattito su quello che è successo in FIAT, dove si cerca un compromesso sempre più al limite tra i bisogni del profitto aziendale e i diritti dei lavoratori, in America esce l’annuale classifica di Fortune sulle 100 migliori aziende nelle quali lavorare. Il principio dal quale partono le aziende della lista “Fortune 100″ è quello secondo il quale, spiega Jenn Mann, vicepresidente del settore Risorse Umane di SAS, “creare la cultura del dipendente felice e in buona salute favorisce la produttività e permette di concentrarsi sull’innovazione continua e sul servizio al cliente”. Dipendente felice, azienda che funziona, insomma. La Chesapeake Energy (trentaduesima nella lista di Fortune) mette a disposizione dei propri dipendenti un centro medico così completo ed efficiente da avere, tra i propri servizi, iniezioni di Botox e lettini solari. Il gruppo di supermercati Wegmans Food Markets (terzo in graduatoria) promuove la salute a 360° tra i propri dipendenti: l’anno scorso ha lanciato una sorta di gara che prevedeva consumo di frutta e verdura e attività fisica; offre inoltre screening e vaccini gratuiti. Ai primissimi posti c’è da sempre anche Google (solo quarta quest’anno, ma prima nel 2007) che garantisce pasti e caffé gratuiti a tutti i dipendenti nei propri bar e ristoranti, e mette a disposizione persino la lavanderia. Inoltre le aziende ‘top’ hanno tenuto duro anche nei momenti della crisi più nera: non hanno licenziato nessuno, anzi molte di loro hanno assunto, e hanno cercato di mantenere alto il livello dei salari. Semmai, hanno cercato altri tipi di economie, per esempio hanno tagliato i viaggi favorendo le conference call. Ma questo non ha impoverito la vita dei dipendenti, che all’interno di queste aziende sono spinti a migliorarsi e ad avere esperienze formative anche abbandonando temporanemente il posto di lavoro: i sabbatici sono molto comuni, per esempio Morningstar garantisce sei settimane completamente retribuite ogni quattro anni.

Per chi volesse approfondire qui il link all’articolo di FORTUNE e qui il link all’aricolo di REPUBBLICA

La valutazione dello stress è arrivata.

gennaio 18, 2011

La valutazione del rischio stress lavoro correlato dal primo gennaio 2011 è diventata una legge a tutti gli effetti. Questo particolare tipo di rischio andrà ad integrare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) già presente in azienda. In allegato un interessante articolo comparso sul numero del 12 gennaio del quotidiano “il nuovo corriere di Prato”, basterà cliccarci sopra per ingrandirlo e poterlo così leggere.

Quello che vorrei aggiungere, come referente Lysis per la psicologia del lavoro, è l’estrema delicatezza e complessità che una valutazione di tale rischio comporta. Perché rendersi conto dei segnali e delle variabili ambientali che sottostanno alla presenza di rischio stress non è cosa da tutti e soprattutto non è con una semplice check list che si arriva alla sua effettiva rilevazione. Ancora una volta quindi mi preme sottolineare come questa può rappresentare una reale risorsa/opportunità per l’azienda che saprà rivolgersi al giusto specialista e come invece rappresenti un mero costo ed  un adempimento formale per chi non lo farà. Personalmente non mi farei costruire una casa da un dentista come non mi farei otturare un dente da un geometra, ma questi forse sono solo miei limiti…

Dott. Cristiano Pacetti - Psicologo, Psicoterapeuta.

Approvate le linee guida per la valutazione dello stress

novembre 29, 2010

In data 18 Novembre 2010 sono state finalmente approvate le linee guida per la valutazione dello stress lavoro correlato. Non è stato questo un iter facile né veloce, e sicuramente il tempo affinerà e migliorerà questa prima proposta metodologica, ma ciò che adesso abbiamo non è un brutto punto di partenza. Questi i punti salienti del documento:

1) La valutazione dello stress lavoro correlato è PARTE INTEGRANTE del Documento di Valutazione dei Rischi.
2) La valutazione si articola in due fasi ben distinte: una valutazione preliminare, basata su indicatori oggettivi, verificabili e numericamente quantificabili; una seconda (per le aziende con più di 5 dipendenti), eventuale valutazione da effettuare nel caso in cui la prima abbia accertato la presenza del rischio stress sul luogo di lavoro, dovrà prevedere l’uso di test standardizzati da sottoporre ai dipendenti o ad un campione di essi.
3) La valutazione dello stress lavoro correlato prevede la PIANIFICAZIONE e l’ADOZIONE di OPPORTUNI INTERVENTI CORRETTIVI al fine di migliorare il clima aziendale e ridurre quindi questo specifico rischio.

Questi in sintesi i tre punti principali scritti nel documento. E’ dunque facilmente immaginabile come siano necessarie competenze adatte a svolgere correttamente questo compito.

Dott. Cristiano Pacetti
Referente Area Psicologia del Lavoro di Lysis

Linee Guida Approvate

Le linee guida per la valutazione dello stress vicine al varo

ottobre 21, 2010

MILANO.

Linee guida sullo stress lavoro-correlato più vicine al varo. Stato e regioni hanno raggiunto l’accordo su un documento tecnico che verrà sottoposto alle parti sociali il 25 ottobre. Se dovesse essere acquisito l’assenso di imprese e sindacati, la Commissione consultiva permanente per la salute nei luoghi di lavoro, istituita presso il ministero del Welfare, potrebbe licenziare il provvedimento già nella riunione del 17 novembre. Dopo i rinvii che hanno spostato il debutto della nuova disciplina al 1° gennaio 2011, le linee guida per la valutazione dei rischi da stress lavoro-correlato diverrebbero così subito operative.

Per datori di lavoro, consulenti e organi di vigilanza, il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (decreto legislativo 81 del 2008) ha introdotto l’obbligo di tener conto nella valutazione dei rischi, anche di quelli qualificabili come stress lavoro-correlato nell’ottica dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004.

(tratto dal sito de “il sole 24 ore”)

Mens Sana in Corporazione Sana

luglio 20, 2010

Riporto la mia traduzione dei punti più interessanti di un bell’articolo comparso sulle pagine dell’Economist che potrete leggere per intero (in lingua inglese) cliccando QUI.

L’articolo riporta come in America i programmi di wellness aziendali siano ormai da tempo facenti parte dell’ottica di miglioramento del clima interno alle organizzazioni col fine di favorire la salute e la produttività. A fianco di questi sono poi arrivati finanziamenti per concorrere alle spese mediche di quei dipendenti che dimostrino di voler aderire ad uno stile di vita più sano. In ultima analisi questo articolo ci racconta di come sia in esponenziale aumento l’utilizzo dello psicologo aziendale, in tutte le forme possibili. E’ dimostrato infine come la salute mentale dei dipendenti sia un valore aggiunto imprenscindibile per quelle aziende che vogliano puntare all’eccellenza, e al risparmio sul lungo periodo.

Sempre più certezze sui costi dello stress

luglio 2, 2010

Dietro la scrivania o in fabbrica, il nemico della salute dei lavoratori è uno solo e si chiama stress. Un disturbo emergente: ne soffre 1 italiano su 4 (il 27% dei lavoratori). E il rischio di incapparvi è in crescita, con il boom del precariato e l’aumento dei dipendenti anziani. Risultato: in Italia c’è lo stress da lavoro dietro oltre la metà delle giornate di lavoro perse in un anno. Sono i dati dell’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) che saranno presentati e discussi durante la mostra convegno ‘Progetto Sicurezza’, promossa dall’1 al 3 luglio a Milano dall’Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza (Aias). Numeri superiori alla media registrata in Europa, dove lo stress interessa circa il 22% dei lavoratori, con costi che si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro l’anno, fra spese sanitarie e giornate di lavoro perse.

Ma secondo stime più recenti il conto che le aziende devono pagare per lo stress subito dai propri dipendenti sta diventando sempre più salato. Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal calcola che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato incide direttamente sull’economia europea per 44 miliardi di euro, con una perdita di produttività pari a 77 miliardi di euro.

In Italia una legge prende in considerazione il problema, introducendo l’obbligo per tutte le aziende, a partire dal primo agosto, di valutare e misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Una scadenza che ha aperto il dibattito sui metodi da adottare per la valutazione del rischio.

“E’ probabile – spiega in una nota il presidente di Aias, Giancarlo Bianchi – che il fenomeno aumenti in futuro a causa del progressivo accentuarsi di alcuni fenomeni come l’insicurezza dei contratti, l’età sempre più avanzata dei dipendenti e gli alti carichi di lavoro, fattori che portano i lavoratori a percepire uno squilibrio tra l’impegno richiesto e la propria capacità di affrontarlo. Questo genera tensione emotiva, che a sua volta può essere causa di patologie psichiche o organiche, anche molto gravi, che possono portare a situazioni drammatiche come i 25 suicidi in 18 mesi a France Telecom due anni fa”.

Di fronte a questo scenario, Aias presenterà all’appuntamento milanese un documento tecnico sulla valutazione del ‘rischio stress collegato’, che sarà inviato anche alla commissione interministeriale che sta stendendo le linee guida per la valutazione del rischio nelle aziende. “Crediamo che la richiesta del legislatore non debba essere considerata l’ennesimo appesantimento burocratico a cui aderire solo in maniera formale per evitare sanzioni, ma un’opportunità di miglioramento organizzativo ed economico per i datori di lavoro”, prosegue Bianchi.

La valutazione del rischio proposta dal documento Aias prevede l’analisi oggettiva di dati statistici aziendali e una valutazione soggettiva attraverso, per esempio, interviste o focus group. Si delineano anche i possibili interventi correttivi da mettere in campo. “Situazioni di malessere si traducono in diminuzione di prestazioni e utile. È strategico cercare di eliminarle o di gestirle, per migliorare il clima aziendale e il benessere dei propri lavoratori”, conclude Bianchi.

Fonte: http://www.adnkronos.com

Stess Lavoro Correlato & DVR

aprile 30, 2010

Riportiamo qua un interessante PDF estratto da “Italia Oggi” di martedì 20 Aprile 2010: Stress da lavoro

Ci preme sottolineare che il Documento di Valutazione del Rischio (DVR), deve documentare l’effettuazione dei seguenti interventiaa:

  1. azioni di sensibilizzazione e informazione, effettuate, soggetti coinvolti e strumenti adottati;
  2. analisi documentale dell’organizzazione del lavoro, della gestione sicurezza e dei flussi formativi inerenti agli indicatori aziendali di stress;
  3. azioni formative intraprese;
  4. processo valutativo e report di analisi;
  5. programma delle misure di prevenzione/protezione collettiva ed individuale;
  6. eventuale sorveglianza sanitaria mirata a gruppi a rischio;
  7. piano di monitoraggio;

Quanto scritto vale per tutto il DVR e quindi anche per il processo di valutazione dello stress lavoro-correlato. Che ricordiamo, se eseguito da professionisti validi e svolto con criterio e passione, può rappresentare davvero uno strumento di risparmio e aumentata produttività per l’azienda.

Dott. Cristiano Pacetti

Le 10 regole per una riunione di lavoro perfetta…

aprile 27, 2010

Attraverso i pareri di manuali ed esperti, il Guardian compone una specie di decalogo di come organizzare una riunione, se proprio non se ne può fare a meno. Eccolo:

  1. Verificare che non ci sia un’alternativa migliore . Se la risposta alla domanda, perché ci riuniamo, è “perché ci riuniamo tutti i lunedì mattina”, non riunirsi più.
  2. Avere un’agenda per la riunione e condividerla con i partecipanti prima che la riunione cominci. Mandare a tutti una lista degli argomenti da discutere, con l’ordine in cui saranno discussi e quello che si spera di ottenere dalla discussione.
  3. Tenere il numero dei partecipanti il più basso possibile. Una riunione può servire a qualcosa se vi partecipano sei persone. Al massimo, dieci persone.
  4. Avere uno “scriba” che prende nota delle cose dette alla riunione, poi le riassume in un memorandum e le manda ai partecipanti.
  5. Evitare il sistema di interventi tipo “tavola rotonda”, in cui, sui dieci presenti, uno alla volta tutti prendono la parola per riferire quello che stanno facendo. Significa che, in ogni momento della riunione, almeno nove partecipanti non hanno niente da fare.
  6. Cominciare la riunione in orario e finirla all’ora prefissata.
  7. A meno di clamorose emergenze, non farla mai durare, al massimo, più di un’ora.
  8. Evitare le distrazioni, dunque telefonini e blackberries spenti, vietare a chi è seduto davanti a un computer di controllare ogni due minuti le email.
  9. Non sedersi sempre agli stessi posti: cambiare sedia e posizione contribuisce a mantenere un po’ più viva l’attenzione.
  10. Concentrarsi su quello che viene detto. Sembra un suggerimento banale, ma la tentazione di pensare ad altro è irresistibile.

E, se proprio uno non riesce a fare attenzione, usare il tempo della riunione per fare meditazione trascendentale. Almeno ne uscirà più fresco, riposato e pronto a lavorare meglio. Almeno la riunione non sarà stata uno spreco totale.

Novità per la valutazione dello stress lavoro correlato

aprile 13, 2010

In relazione al disposto normativo di cui all’art. 28 del D.Lgs 81/08 per quanto riguarda la valutazione dello “stress lavoro-correlato”, come modificato dal D.Lgs. 106/09 [cfr. Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi: 1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 (.. omissis …). 1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 è effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a far data dal 1° agosto 2010 ] il Comitato tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro ha attivato uno specifico gruppo di lavoro, affidandone il coordinamento alla regione Lazio (Dr. Fulvio D’Orsi).

Ai lavori di tale gruppo, insediatosi nel Dicembre 2009, hanno partecipato le regioni di Abruzzo, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Toscana e Veneto.

Individuata la documentazione di riferimento, in particolare gli indirizzi e le proposte già elaborate da singole regioni, si è quindi proceduto alla stesura di una “guida operativa”, i cui singoli capitoli sono stati affidati ai vari componenti seguendo un criterio che valorizzasse i documenti già approntati da alcune regioni. In una serie successiva di incontri sono stati messi a punto i vari argomenti e si è infine giunti alla stesura definitiva del documento, approvato in data 25 marzo 2010 (la regione Lombardia ha approvato il testo esprimendo alcune riserve, riportate in appendice allo stesso). Il documento è stato inserito nella sezione del sito Documentazione/Aspetti generali.

Adesso, come previsto dall’art. 6 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i., sarà compito della Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro elaborare le indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato valide per tutto il territorio nazionale; in ogni caso, come stabilito dal già citato art. 28, anche in difetto di tali indicazioni l’obbligo di valutazione di questo rischio decorrerà a far data dal 1° Agosto 2010.

(Articolo tratto dal portale www.medicocompetente.it)

LO STRESS DA LAVORO COLPISCE 40 MILIONI DI EUROPEI

marzo 30, 2010

Lo stress da lavoro e’ tra le cause di malattia piu’ comunemente riferite dai lavoratori e colpisce piu’ di 40 milioni di persone nell’Unione europea, ovvero circa il 22 per cento dei lavoratori. Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50 per cento e il 60 per cento di tutte le giornate lavorative perse e’ riconducibile allo stress. E’ stato stimato inoltre che il costo relativo allo stress lavoro-correlato e’ di 20 milioni di euro annui.
Sono solo alcune delle premesse sulle quali l’Ispels, Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro, in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Sicurezza e Salute sul Lavoro, ha organizzato la nona Conferenza Europea dell’Accademia della Psicologia del Lavoro che si chiudera’ mercoledi’ 31 marzo alla Pontificia Universita’ Urbaniana.
L’Ispel ha inoltre reso noto che in un recente studio del European Heart Journal e’ stato stimato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia europea con un dispendio pari a 44 miliardi di euro e indirettamente, in termini di calo di produttivita’, con una perdita pari a 77 miliardi di euro.
Secondo gli studiosi dell’Istituto i grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, a partire dell’introduzione di nuove tecnologie fino alla diffusione di nuove forme contrattuali flessibili, oltre a portare un profondo mutamento dell’organizzazione del lavoro, hanno introdotto anche nuovi rischi lavorativi.
Le cause di insorgenza di stress sono da attribuire ad uno squilibrio cognitivamente percepito tra gli impegni che l’ambiente fisico e sociale impone di fronteggiare e la propria capacita’ percepita di affrontarli. Di conseguenza, quando si sperimenta una condizione di questo tipo nella realta’ lavorativa si parla di stress- lavoro correlato. La ricerca nel settore ha mostrato che le cause dello stress lavoro-correlato sono molteplici, ma riconducibili principalmente alla tipologia di professione, all’organizzazione del lavoro ed al modo in cui sono gestite le risorse umane nel contesto lavorativo.

(Articolo tratto da Sanitanews.it)


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