Le 100 migliori aziende nelle quali lavorare

Proprio in questi giorni di grande dibattito su quello che è successo in FIAT, dove si cerca un compromesso sempre più al limite tra i bisogni del profitto aziendale e i diritti dei lavoratori, in America esce l’annuale classifica di Fortune sulle 100 migliori aziende nelle quali lavorare. Il principio dal quale partono le aziende della lista “Fortune 100″ è quello secondo il quale, spiega Jenn Mann, vicepresidente del settore Risorse Umane di SAS, “creare la cultura del dipendente felice e in buona salute favorisce la produttività e permette di concentrarsi sull’innovazione continua e sul servizio al cliente”. Dipendente felice, azienda che funziona, insomma. La Chesapeake Energy (trentaduesima nella lista di Fortune) mette a disposizione dei propri dipendenti un centro medico così completo ed efficiente da avere, tra i propri servizi, iniezioni di Botox e lettini solari. Il gruppo di supermercati Wegmans Food Markets (terzo in graduatoria) promuove la salute a 360° tra i propri dipendenti: l’anno scorso ha lanciato una sorta di gara che prevedeva consumo di frutta e verdura e attività fisica; offre inoltre screening e vaccini gratuiti. Ai primissimi posti c’è da sempre anche Google (solo quarta quest’anno, ma prima nel 2007) che garantisce pasti e caffé gratuiti a tutti i dipendenti nei propri bar e ristoranti, e mette a disposizione persino la lavanderia. Inoltre le aziende ‘top’ hanno tenuto duro anche nei momenti della crisi più nera: non hanno licenziato nessuno, anzi molte di loro hanno assunto, e hanno cercato di mantenere alto il livello dei salari. Semmai, hanno cercato altri tipi di economie, per esempio hanno tagliato i viaggi favorendo le conference call. Ma questo non ha impoverito la vita dei dipendenti, che all’interno di queste aziende sono spinti a migliorarsi e ad avere esperienze formative anche abbandonando temporanemente il posto di lavoro: i sabbatici sono molto comuni, per esempio Morningstar garantisce sei settimane completamente retribuite ogni quattro anni.

Per chi volesse approfondire qui il link all’articolo di FORTUNE e qui il link all’aricolo di REPUBBLICA

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